Sono usciti su La Capitale i risultati del secondo report di «Roma che Dice» («Roma, che dici?» sulle pagine del giornale), dedicato al rapporto tra i romani e l’intelligenza artificiale. Il quadro che emerge dall’Osservatorio, promosso da La Capitale con il supporto metodologico di Troisi Ricerche, è quello di un’apertura all’AI che non diventa una delega in bianco.
Un uso già diffuso
Il 71% degli intervistati ha usato un assistente di intelligenza artificiale almeno una volta a settimana nell’ultimo mese, il 26% ogni giorno o quasi; l’11% non lo ha usato. L’uso settimanale cambia molto con l’età: 87% tra i 18 e i 44 anni, 73% tra i 45 e i 64, 48% dai 65 anni in su. Sull’impatto dell’AI nei prossimi dieci anni le opinioni sono divise: positivo per il 42%, negativo per il 34%.
Agire per conto dei cittadini: fino a un certo punto
La disponibilità ad affidare compiti agli «agenti» dipende da che cosa c’è in gioco. Per prenotare un appuntamento, il 58% lascerebbe agire l’agente dopo un’approvazione o entro limiti concordati; per un pagamento dal proprio conto la quota scende al 30% e il 61% non lo userebbe. Per le pratiche di Roma Capitale, il 43% sceglierebbe un assistente che prepara i documenti e attende l’approvazione prima dell’invio, mentre solo il 4,5% affiderebbe all’AI anche l’invio.
Controlli e garanzie
Università ed enti pubblici di ricerca raccolgono la fiducia del 70% degli intervistati come verificatori della sicurezza dell’AI, contro il 34% delle aziende che sviluppano i sistemi. Il 69% è favorevole a ritardare l’introduzione di un nuovo sistema per consentire verifiche indipendenti. Tra le garanzie richieste agli agenti, il 59% indica il controllo umano prima delle operazioni rilevanti. Lo scenario di un rischio per la sopravvivenza dell’umanità entro vent’anni è giudicato molto o abbastanza plausibile dal 54%: un’opinione sul rischio, non una stima della sua probabilità.
L’analisi individua anche quattro profili esplorativi: entusiasti pragmatici (32%), utilizzatori vigili (29%), distanti (22%) e allarmati (18%).
Il metodo
L’indagine si basa su 1.000 interviste complete raccolte con questionario online (CAWI) dal 30 settembre al 12 ottobre 2026 tra residenti maggiorenni dei 15 municipi di Roma. I dati sono ponderati per genere ed età sulla popolazione residente ISTAT. Il campione è online e non probabilistico: la scheda metodologica completa, con i limiti della rilevazione, è pubblicata insieme all’articolo.
Leggi su La Capitale: I romani e l’intelligenza artificiale: sì all’aiuto, no alla delega in bianco. I risultati del nuovo sondaggio di «Roma, che dici?» (15 ottobre 2026).